Il Mediterraneo ad Haifa

Il Mediterraneo ad Haifa

lunedì 17 agosto 2015

Cartoline dall'estate 2015: Medioevo, Alpi e Messico


L'altro ieri siamo stati a Barcelonnette, dall'altra parte della valle Stura, valle Ubaye, in occasione della festa messicana.
Dovrei aprirvi una parentesi, ma ve la risparmio e vi consiglio di leggere questo mio vecchio articolo in proposito.
Dunque, la cittadina era piena di turisti, in ogni angolo e via, ristoranti con il tutto esaurito, musica e attività in ogni angolo.
Nella piazza della Mairie c'era il mercato dei contadini e artigiani, di quelli che spesso si vedono in Francia e anche qui da noi.
Pane, formaggi, distillati, miele.
Siccome mi ero persa a luglio il banchetto del mitico Daniel Toussaint a Forcalquier, produttore del miele di lavanda cremoso migliore al mondo (il buon Toussaint, con api a Reillane tra Alpi e Luberon, non ha uno straccio di sito internet e a malapena un telefono, quindi o vai al mercato del lunedì a Forcalquier o sei fottuto), dunque siccome mi ero persa il miele di Toussaint, temevo di non trovare più qualcosa di simile, per fortuna però l'ho trovato proprio a Barcelonnette.
Pierre Veis fa l'apicoltore e contadino a Selonnet, nella valle che va verso Digne Les Bains.
Mi avvicino alla sua bancarella, lui non c'è. Sono esposti mieli cremosi e liquidi di lavanda, rosmarino, fiori di montagna, e poi sablé casalinghi al miele e semi di lavanda, amaretti di miele e mandorle, pain d'epices e altre delizie.
Arriva dopo qualche minuto.
Bene, immaginate di incontrare un personaggio di un affresco medioevale, con una di quelle facce rubizze con capelli biondi dei santi e devoti dipinti a Notre Dame de Fontaines, o dal maestro d'Elva o a San Fiorenzo di Bastia.
Camicia di vecchia tela grezza con maniche a sbuffo, pantaloni di lana spessa marrone e scarponi in cuoio.
Avrà 55 anni, non portati benissimo, forse di più.
Mi racconta, parlando anche un po' di italiano in nostro onore, che ha iniziato a fare questo lavoro negli anni '70 in Corsica, che allora era un paradiso naturale.
Poi si è spostato nella Alpi dell'Alta Provenza.
Mi mostra le foto della fattoria, alleva anche pavoni, e ne ricava penne con cui scrive in stile gotico. Ogni etichetta sul banco è scritta con inchiostro marrone in stile da amanuense.
"Ne fate ancora di feste medioevali in Italia? Io ci sono stati anni fa. Fanno ancora qualcosa al castello di Racconigi?" ci chiede.
Ovviamente io casco dal pero, nel senso che no, le feste medioevali proprio non sono il mio forte, ma gli riporto che ho letto che a Villar San Costanzo, settimana scorsa, hanno fatto una festa longobarda, con banchetti e costumi ispirati all'epoca.
A me le feste medioevali sanno tanto di Punt de Legn e di paccottiglia leghista, ma non mi espongo.
Anche perchè Pierre è uno che il Medioevo lo adora e in qualche modo lo "pratica" ancora: basta vedere il suo abbigliamento rigorosamente tessuto e cucito a mano.
Ora, Medioevo o meno, il suo miele è fantastico, così come i biscotti alla lavanda.
La sua fattoria, che gestisce con il figlio (bel ragazzo, me lo mostra in foto), è un posto fuori dal tempo che prima o poi vorrei visitare.
Ritratti di Frida Kahlo dipinti su zucche - arte messicana al Musée de la Vallée di Barcelonnette

Mentre degustavo i suoi mieli, sono passati cantando e ballando i Mariachi della festa messicana. Pierre non ha fatto un plissé, immerso nel suo Medioevo dolce e selvaggio.
Robe strane a Barcellonnette, casomai vi capitasse di volerci andare, nei mesi di luglio e agosto il lunedì c'è il marché fermier, e la settimana di Ferragosto, mezzo Messico di origine francese torna nelle valli da cui è partito a dorso di mulo quasi 200 anni fa.

martedì 11 agosto 2015

Cartoline dall'estate 2015: al Todocco, Alta Langa, niente fronzoli



Gita al Santuario della Madonna del Todocco, a cavallo tra Piemonte e Liguria, quelle Langhe di cui nessuno parla.
Partendo da Dogliani si sale e si scende per due o tre crinali di colline: alte, boscosissime, con i vecchi terrazzamenti in pietra - a volte ben tenuti, a volte pieni di rovi - che ti dicono quanto hanno sudato i contadini della valle Belbo, Bormida e Uzzone per strappare la terra al bosco.
Le colline si succedono e sembrano infinite, guardano la Liguria, in parte l'Acquese, e si perdono nella foschia.
La mia bisnonna andava al pellegrinaggio sia al Tuduc (così si chiama in dialetto) che a Madona du Sert (Madonna del Deserto di Millesimo, già provincia di Savona).
A piedi. E pare fosse uno dei pochi momenti di libertà delle donne di Langa come lei - sei, sette figli a testa, sempre a lavorare: il pellegrinaggio e la preghiera le parevano una vacanza. 
Di che razza è la gente che mi ha generato? 
Gente dalla pelle dura, abituata a faticare dai cinque anni in avanti, al pascolo soli all'alba prima della scuola, con le pecore che scappavano e loro, bambini con il moccio, piangendo a correre dietro il gregge.
Gente che era in grado di bere quantità di vino inimmaginabili alle feste di paese, poi salire in bici e farsi tre, quattro colline per tornare a casa.
Gente che andava a fare la campagna della mietitura in pianura. Dove erano ricchi, ma sporchi e avari, cucinavano male e grasso: anni luce dalla cucina povera ma profumata di Langa.
Nonno Carletto me lo diceva sempre, cùi dla piana sun en po' bestie. E vedendo certi arricchiti di pianura oggi, non oso dargli torto.
Vi dicevo del Santuario della Madonna del Todocco.
Saliamo lasciandoci Cortemilia e la val Bormida alle spalle. Percorriamo stradine strette, tra cascinali in pietra di Langa bellissimi, anche se talvolta abbandonati.
Pietre messe in linea con precisione certosina, perfette, ogni tanto un grande masso viene in mezzo all'uniformità di sassi piccoli e tutti uguali.
Arriviamo al Santuario, crrcondati da castagni e querce.
La chiesa è effettivamente insignificante, rimaneggiata di recente, l'interno è da dimenticare.
Un convento di recente costruzione, con stridenti infissi in alluminio, sorge accanto alla chiesa.
All'interno inizia la messa, canti e preghiere orchestrati da suorine in giacca azzurra, senza velo e capelli corti alla Julie Andrews in "Tutti insieme appassionatamente".
Fuori c'è un piccolo assembramento di bancarelle locali.
Amaretti di Mombaruzzo, miele di Canelli, farinata ligure, tume di capra di Pezzolo Valle Uzzone.
Scartiamo quasi tutto, io in particolare la farinata - di cui sono ghiotta - ma che a  quattro euro il pezzo mi sembra un furto  modello budello di Alassio.
Mio marito invece si avvicina alle tume. Ne acquista una.
Ripartiamo per casa, scendendo troviamo un allevamento di alpaca.
Sì, avete letto bene.
Alpaca nell'alta Langa. Buffissimi, con la frangia frisée che sembrano Truciolo.
Ripercorriamo la valle Uzzone, poi la Bormida.
Penetriamo nella terra dei noccioleti, Cravanzana, Cerretto. 
Molte le case abitate da svizzeri e olandesi, che hanno colonizzato queste terre abbandonate, senza paura di vivere in un bosco da soli, o in un lungo fiume tra la vegetazione selvaggia.
C'è persino un ex fotografo della polizia criminale di Amburgo che ha messo su un bambuseto straordinario con un vivaio di decine di specie diverse.
L'Alta Langa è sorprendente, è arcaica, ma mutevole.
Salite anche voi una volta, lasciatevi alle spalle i vigneti troppo ordinati del Barolo, e certi paesini leccati che hanno perso l'anima e fanno i festival agrirock dove di rock ci sono le cariatidi e di agri c'è giusto il diserbante in vigna.
Salite e meravigliatevi, oppure intimoritevi nel vedere un luogo che è ancora uguale a se stesso dal Medio Evo o forse anche più in là.
La tuma di capra era freschissima, appena uscita dalla fascella.
L'abbiamo divorata appena tornati a casa, e abbiamo sentito il sapore di qualche centinaio di anni della nostra terra.

domenica 9 agosto 2015

Cartoline dall'estate 2015 - Il pastore con la cornamusa di San Peyre di Stroppo



Lo scorso 7 agosto siamo stati alla chiesa di San Peyre di Stroppo, Valle Maira, in occasione di un concerto della rassegna Occit'amo.
Qui Sergio Berardo e Dino Tron dei Lou Dalfin, accompagnati da un folto gruppo di giovanissimi musicisti loro allievi, hanno tenuto una lectio magistralis sulle cornamuse della regione occitana.
San Peyre, che risale al XIII secolo, è una scheggia di roccia a picco sulla valle, meravigliosamente disadorna all'interno: pavimento in larghe pietre grigie, tetto in losa e legno, poche colonne tonde rustiche.
Nell'abside e nelle piccole navate laterali, alcuni affreschi del XIV secolo: un pastore suona la cornamusa, mentre segue i Magi e si dirige alla capanna dove Gesù è fasciato come un bozzolo e si fa scaldare i piedi nudi che escono dalla coperta da un bue che sembra un bufalo.
Maria è ancora a letto, vestita di tutto punto, il vecchio Giuseppe accosta la mano all'orecchio (fosse oggi diremmo che sta telefonando ai parenti per dare la lieta novella).
Eresie a parte, oggi al posto dell'altare c'erano i musicisti.
Due ore di parole e musica, partendo dal suono di una cornamusa, la piva d'Estrop, creata dall'artigiano di Tolosa Robert Matta su modello di quella del pastore di circa 600 anni fa dipinto dall'anonimo pittore su quella chiesa di montagna.

 Almeno una decina di cornamuse diverse, dalla forma più improbabile, alla dimensione più differente, ai suoni più particolari, sono state presentate e suonate.
La storia di questo strumento antichissimo, fatto di pelle di capra, di legno, che consente al suonatore di produrre suono continuo, ha intervallato l'esecuzione di melodie provenienti dalla Linguadoca così come dalla Valle Stura: spesso strumentali, e struggenti, talora cantate dalla voce possente di Berardo.
Non una mosca volava, nessuno ha mosso un dito. Tutti seduti sulle panche di legno con la luce del sole cocente di agosto che entrava dal sagrato e dalle minuscole feritoie sui muri.
La musica era meravigliosa, dolce e commovente.
A fine concerto ho chiesto a Sergio di proporre più spesso delle giornate come quella, con uno stile divulgativo amabile e giocoso.

Cultura, storia, radici, identità: oggi non sono state parole strumentali o vane. Non bisogna averne paura, quando la nostra storia è lì dipinta su un muro di pietra e fango. Oggi noi eravamo tutti quel pastore che suona da 600 anni la sua cornamusa per festeggiare la nascita di un bambino dai piedi lunghi.

giovedì 30 aprile 2015

La tua borsa

Rimandavo questo momento da giorni. 
"Lo farò domani... c'è tempo... che sarà mai...".
L'auto è parcheggiata in cortile da una settimana almeno, in attesa che un amico a cui la regalerò venga a prenderla.
Ha dieci anni, qualche problema all'alternatore, una portiera con un piccolo bollo.
Stasera quell'ora è venuta e io avevo promesso che l'avrei ripulita o almeno svuotata per lasciargliela libera dalle mie cose.
Che però non sono le mie cose, ma le tue, papà.
La tua auto è rimasta a me quando sei morto. E dentro c'erano oggetti che ti appartenevano e che non ho mai osato toccare.
Stasera in 5 minuti ho dovuto svuotare tutto. Con una fretta inaudita ho preso e messo tutto in una borsa.
Arraffando veloce senza soffermarmi a scegliere e guardare cosa dovevo tenere e cosa no.
Ti ho ripreso in mano e sentito il tuo odore.
Un dolore immenso, ho provato. Uno squarcio nello stomaco.
Ora ho messo tutto in un angolo al pianterreno di casa mia. Non so quando lo guarderò.
Un sacchetto di stoffa con alcuni attrezzi, una fune, due cavatappi, la scorta di buste di plastica che tu piegavi metodicamente a triangolo e che io non so piegare così.
Piccola scema che sono. Incapace.
A tavola invece di mangiare ho pianto, quasi vomitando nel piatto.
Livio e Carlo mi hanno abbracciata di spalle e asciugato gli occhi con dei kleenex.
"Non passa, non è passato, non passa più", ho singhiozzato.
L'auto è partita guidata dal mio amico. Almeno la vedrò ancora in paese.
Un altro pezzo di te che se ne va. Quella borsa che ho riposto di fretta in un angolo del corridoio.
Per non pensare. Come se tre anni non fossero mai passati.
Incapace di realizzare che non ci sei più. Sempre in attesa di un tuo ritorno.
Non si smette di essere figlie di chi non c'è più.
I lutti, i miei lutti, non finiscono mai.

sabato 11 aprile 2015

2015... un po' di aggiornamenti: Medio Oriente senza pregiudizi...

Notonlylanga ha subito una battuta di arresto, dovuta purtroppo alla chiusura di Popoli avvenuta nel dicembre 2014, rivista per la quale collaboravo da anni occupandomi principalmente di musica.
Ciò nonostante, la mia attività legata alla scrittura e alla musica continua.

L'11 febbraio ho tenuto una conferenza- incontro con i Mashrou' Leila al Circolo dei Lettori di Torino.
Incontro con i Mashrou' Leila al Circolo dei Lettori - Torino - 11 febbraio 2015

Ed è uscito in contemporanea un mio articolo sulla band su La Stampa. 


Domani, domenica 12 aprile, sarò a Firenze al Middle East Now festival, importante e unico festival italiano dedicato a cinema, arte, cultura, musica e gastronomia del Medio Oriente in senso ampio, per parlare di musica e cultura mizrahi, una tra le mie passioni più grandi.
Ecco il programma completo del festival.

L'appuntamento, organizzato da La Scena Muta, si tiene alle 15 alla Casa del Popolo di Settignano, Firenze, dove presento anche un video con pezzi live e originali di artisti "storici" e attuali della scena musicale israeliana.
Tra i soggetti raccontati: sia i grandi vecchi come Zohar Argov, Ofra Haza e Ahuva Ozeri, che i giovani talenti che hanno riscoperto le loro radici di ebrei-arabi, quali Dudu Tassa e le A-Wa.



martedì 4 novembre 2014

"Rachid Taha" - Il mio ultimo articolo per Popoli - novembre 2014

Per cinque anni, dall'estate 2009, ho collaborato mensilmente per Popoli, la rivista dei Gesuiti.
Purtroppo questo mensile sospenderà le pubblicazioni nel dicembre di quest'anno.
Mi spiace moltissimo, in primo luogo per i colleghi che perdono il posto di lavoro, poi ovviamente anche per me, che perdo una collaborazione che mi ha permesso di scrivere delle mie passioni.
In questo numero, che esce a giorni, parlo di Rachid Taha.
Potete leggere la mia ultima rubrica per Popoli, qui.



mercoledì 27 agosto 2014

"Toumani e Sidiki Diabatè, la tradizione continua" - Popoli, agosto/settembre 2014

Sul numero di agosto/settembre 2014 di Popoli la mia rubrica musicale parla di un duo di musicisti dal Mali, padre e figlio, discendenti da una famiglia di griot.
Toumani e Sidiki Diabatè sono due virtuosi di kora.
Ecco l'articolo.